lunedì 26 gennaio 2009

Sicurezza sul posto di lavoro:messaggio del Ministro Sacconi


Il ministro Sacconi riconferma , con un messaggio, l’impegno del governo per la sicurezza sul lavoro. Noi a Torino eravamo presenti e abbiamo ancora una volta raccolto, nel ricordo, il dolore dei familiari delle vittime, e l’esigenza di un impegno ad attuare le leggi esistenti. Non vorremmo che la ricorrente distinzione operata dal ministro tra «adempimenti formali» e «approccio per obiettivi» nascondesse in realtà l’intenzione di modificare in modo sostanziale il testo unico sulla sicurezza, anziché provvedere ad una sua puntuale e progressiva applicazione.
Del resto la lotta al lavoro nero, alla precarietà e il varo della legge 81, voluti dal precedente governo, hanno consentito oggettivamente di raggiungere primi importanti risultati. Nella tragedia quotidiana rappresentata dai morti sul lavoro va ricordato che il calo tra il 2006 e il 2007 di infortuni mortali passati da 1341 a 1207, è la testimonianza che le buone leggi possono produrre risultati anche se insufficienti. La lotta contro il lavoro nero è essenziale, l’emersione tra il 2006 e il 2007, soltanto nel settore dell’edilizia, di almeno 200mila lavoratori, secondo i dati dell’Inail, è stato sicuramente un contributo per affrontare il problema. Ci auguriamo che il governo applichi quanto già previsto dal testo unico: il coordinamento dei controlli, la destinazione di 50 milioni di euro già stanziati per la formazione dei lavoratori, il fondo a favore dei familiari delle vittime, che ha trovato anche grazie alla nostra pressione una prima definizione, e l’attivazione delle convenzioni con scuole ed università per l’insegnamento di questi temi ai giovani.
I contenuti le regole e le risorse ci sono, il governo passi all’azione senza rallentare l’applicazione o smantellare parte dei contenuti. Questo vale anche per il decreto sui lavori usuranti».

Articolo: morti bianche sul lavoro


Sette morti sul lavoro in pochi giorni. Milano, Latina, Brescia, Genova, Messina, Cagliari, Reggio Emilia: questi i punti recenti sulla mappa degli incidenti. Democratica, senza distinzione tra nord e sud. Per 304 morti bianche da inizio anno. “Serve una maggiore sorveglianza e un maggiore uso degli ispettori” ha commentato ieri il premier Romano Prodi da Tokyo. “Gli ispettori del lavoro devono essere messi in condizione di lavorare, mentre oggi mancano anche i soldi per la benzina” ha chiosato Gugliemo Epifani, segretario della Cgil.
Ma quanti sono i “controllori” del lavoro? E quante ispezioni effettuano?Il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro è alle dipendenze del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, proprio per accertare violazioni in materia giuslavoristica e legislazione sociale, con poteri ispettivi e di vigilanza. Accanto al comando centrale di Roma, è presente un Nucleo operativo per ogni provincia, Trentino Alto Adige escluso. “Con l’ultima Finanziaria, il ministro del Lavoro Damiano ha chiesto e ottenuto l’aggiunta di 60 unità e ora siamo circa 502 uomini” dice il colonnello Luciano Annicchiarico, comandante del reparto. 502 unità per 107 province, neanche una media di 5 a provincia. Accanto a loro sono preposti a controlli anche i funzionari e gli ispettori civili del Ministero del Lavoro, circa 3000 unità, e gli ispettori Asl.

Lavoratori Interinali


Il lavoro interinale rappresenta uno di quei casi in cui, come spesso accade, la disciplina nazionale è giunta con notevole ritardo rispetto a quella degli altri Stati europei. Solo con l'approvazione della L. 24 giugno 1997, n. 196 (cosiddetto "Pacchetto Treu"), come successivamente modificata dalla legge 22 dicembre 1999, n. 488 (legge finanziaria), l'Italia ha finalmente provveduto a dotarsi di una fonte normativa autonoma per la disciplina del contratto di fornitura di lavoro temporaneo, meglio noto come lavoro interinale. La piena operatività della norma è stata, poi, assicurata dall'emanazione di due decreti ministeriali, il n. 381/1997 ed il 382/1997 e della prima circolare esplicativa del Ministero del lavoro, la n. 141/97. Tuttavia e nonostante il ritardo del nostro sistema rispetto al quadro europeo, l'utilizzo del lavoro interinale in Italia trova, di giorno in giorno, un crescente interesse sia da parte delle aziende che da parte degli stessi lavoratori temporanei, testimoniando così un'ampia fiducia nello strumento e nei vantaggi dallo stesso realizzati nei quasi quattro anni di applicazione della legge. Ciò che sicuramente a oggi si può dire è che con l'introduzione del lavoro interinale si è dato il la ad una forma di intermediazione privata nel collocamento dei lavoratori ed alla possibilità di "utilizzare" nel settore privato un lavoratore senza instaurare alcun tipo di rapporto di lavoro subordinato. Il rapporto di lavoro interinale consta, infatti, di tre figure cardine: un'impresa fornitrice di lavoro temporaneo, un'impresa utilizzatrice ed infine il lavoratore assunto e retribuito dall'impresa fornitrice ed avviato al lavoro presso l'impresa utilizzatrice